N° 2/2022
Scient..

Impianti Sottoperiostali Eaglegrid nelle mono edentulie

I clinici hanno spesso il compito di risolvere la mancanze di un singolo elemento dentale, definita come monoedentulia. L’eziologia più comune è dovuta a carie, traumi o agenesie. 

Il trattamento di tali monoedentulie è stato argomento di notevole discussione, l’esperienza del medico cosi come la situazione clinica possono suggerire la terapia. Generalizzando, in passato la terapia che veniva adottata con più frequenza era la riabilitazione attraverso i restauri protesici di tipo fisso quindi, ponti classici con la preparazione di più elementi dentali oppure se indicati, specialmente nel settore anteriore con ponti di tipo Maryland. Questo tipo di terapia però comporta alcuni difetti ovvero, nel caso di un ponte tradizionale almeno 2 elementi dentari devono essere preparati portando dei costi biologici molto elevati. è riportato in letteratura che la preparazione di elementi dentali per ponti protesici è associata con un alta incidenza di terapie canalari e carie a livello delle radici. Inoltre nelle zone in cui non è presente l’elemento dentale, e quindi una radice, si avrà un riassorbimento di osso, che con il passare del tempo può comportare dei difetti estetici. 

Per tutta questa serie di motivi, la terapia delle monoedentulie è oggigiorno preferibilmente trattata con il posizionamento di un impianto endoosseo ed una corona protesica. Da un punto di vista statistico, in letteratura è riportato che il successo è paragonabile a quello del restauro protesico a 60 mesi di follow up, ma con un grosso vantaggio da un punto di vista biologico. In altre parole oltre ad evitare di dover preparare elementi dentali, l’impianto endoosseo funziona come radice, prevenendo il riassorbimento osseo. 

Sebbene la terapia implantologia presenta un alto livello di successo, presenta anche delle limitazioni a livello clinico dettate dall’ anatomia del paziente. I fattori limitanti sono la perdita di osso in senso orizzontale cosi come in senso verticale. In mandibola la presenza del nervo alveolare inferiore è un limite che non può essere oltrepassato mentre nel mascellare il settore estetico se non presenta sufficiente tessuto osseo e gengivale rischia di compromettere il risultato estetico della riabilitazione. Sono quindi stati proposti interventi per rigenerare le perdite di osso, con innesti eterologhi, autologhi, osteodistrazione, rialzi del seno mascellare o perfino la lateralizzazione del nervo alveolare inferiore. I risultati non sono sempre predicibili e comportano ulteriori morbidita’ e tempi di guarigione piuttosto lunghi. L’odontoiatria moderna vuole essere il meno invasiva possibile, e come precedentemente detto il motivo per cui le monoedentulie sono trattate preferibilmente con un impianto dentale e’ per simulare la biologia parodontale e non recare danno ad altri denti. Quindi dover affrontare più interventi chirurgici, allungherebbe la terapia aumentando le possibili complicazioni. A fronte di ciò un ulteriore evoluzione in questi ultimi anni ha dato una risposta ai casi di atrofie ossee, nello specifico ci riferiamo agli impianti sottoperiostali Eaglegrid che possono trattare casi di monoedentulie chiamate Micro, casi di selle edentule chiamate Mini, emiarcate chiamate Parziali ed arcate intere chiamate Totali. In passato erano stati utilizzati solo per casi di gravi atrofie ossee per stabilizzare arcate intere. I risultati che erano stati pubblicati avevano fatto abbandonare questi tipi di impianti. Parliamo di evoluzione, perché con l’avvento dell’odontoiatria digitale è possibile produrre con precisione ed in condizioni di completa sterilità gli impianti sottoperiostali in titanio con metodo selective laser melting. I limiti anatomici elencati prima dunque possono essere risolti mediante la progettazione di un impianto sottoperiostale Eaglegrid.  Questi tipi di impianto vengono posizionati nella zona dell’edentulia a seguito di un lembo a tutto spessore paragonabile a quello che il clinico andrebbe a fare in caso di una rigenerativa ossea. A seguire il clinico deve procedere secondo il protocollo Eaglegrid che prevede delle osteotomie per arrivare ad avere un fitting perfetto dell’impianto che poi deve essere fissato con delle viti da osteosintesi.

L’evoluzione dell’odontoiatria digitale permette al clinico di avere un controllo totale durante il processo di progettazione del caso potendo decidere se preferisce utilizzare un perno monofasico oppure un MUA (multi unit abutment).  Per la progettazione del caso viene utilizzata una cbct e la scansione intraorale dei modelli o in alternativa la scansione dei modelli. A secondo della zona che deve essere trattata una dima radiologica viene utilizzata durante l’acquisizione della CBCT. Questo permette un approccio definito Prosthetically guided implantology, ovvero la progettazione del manufatto protesico ed il punto corretto in cui dovrà essere il perno protesico. La stabilizzazione dell’impianto mediante le viti di osteosintesi, studiate a seconda del caso, permettono il caricamento immediato dell’impianto. La gestione del caso per il clinico diventa quindi molto più semplice e più confortevole per il paziente se paragonato a grossi interventi di rigenerativa. Nei settori estetici in implantologia è ormai noto che il successo impiantare non è sufficiente per definire la riabilitazione estetica, ma si parla invece di armonia tra tessuti duri e molli. è ormai noto che il biotipo genigivale ha un grosso impatto a livello estetico. In caso di biotipo gengivale sottile anche un impianto endoosseo può essere visibile come una macchia grigia sotto gengiva. Continuando a parlare delle monoedentulie, e quindi delle riabilitazioni medianti Eaglegrid Micro, nel  caso di atrofie ossee il tessuto gengivale ha un ruolo ancora più importante che nel protocollo Eaglegrid viene risolto con una colorazione dell’ impianto sottoperiostale rosa-oro ed innesto di tessuto connettivo o il posizionamento di membrane di PRF a livello vestibolare. Inoltre durante la progettazione dell’impianto sottoperiostale Eaglgrid si tende a limitare la componente vestibolare del manufatto ed invece a posizionare le viti a livello palatale. Si potrebbe concludere che quelli che fino ad oggi sembravano i limiti dell’approccio implantologico alle monoedentulie possono essere risolti con la chirurgia Eaglegrid Micro con predicibilità, tecnica mini invasiva ed in tempi brevi. 

 

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Marco Roy

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