N° 3/2022
Scient..

Per una protesi da 2 o 4 elementi. Abutment monofasico o bifasico.

Eaglegrid MiNi

Il riassorbimento osseo a seguito della perdita degli elementi dentali è inevitabile ed è stato ben descritto in letteratura e riassunta nella classificazione di Leckholm e Zarb. Il principio fisiologico del riassorbimento dell’osso alveolare è il medesimo sia in mandibola che in mascella. In altre parole l’osso non è soggetto a riapposizione se non vi è un continuo stress da radici dentali o impianti endoossei ma bensì subisce un riassorbimento. è pero differente il tipo di schema che seguono i mascellari durante questa fase in senso orizzontale, definito centripeto nella mascella e centrifugo nella mandibola. Oltre al riassorbimento in senso orizzontale segue anche un riassorbimento in senso verticale. Questo fenomeno nel mascellare superiore a livello dei molari viene anche detto pneumatizzazione del seno mascellare, il quale esercita pressione dall’ interno verso l’esterno durante la respirazione. 

Anche a livello mandibolare, se pur non essendo presente il seno si crea riassorbimento verticale, specialmente a livello dei molari. Come conseguenza il nervo alveolare inferiore decorre più in superficie rispetto alla cresta. In pazienti riabilitati con protesi parziali rimovibili a supporto mucoso il riassorbimento in entrambe le arcate è ulteriormente accentuato. I landmark anatomici descritti creano delle vere e proprie barriere per il posizionamento degli impianti dentali.

Nel mascellare superiore il riassorbimento verticale è spesso risolto con il grande rialzo del seno, une tecnica rigenerativa che intende formare osso all’interno del seno mascellare tramite un innesto eterologo e\o autologo per permettere il posizionamento di impianti durante lo stesso intervento o ad avvenuta guarigione. Le possibili complicazioni di questo intervento possono essere sinusiti, e la non completa predicibilità della formazione di sufficiente osso per il posizionamento di impianti. Da un punto di vista bio-mecchanico invece, nel caso di forte riassorbimento in seno verticale, la fixture impiantare potrebbe risultare in posizione molto apicale con la testa dell’impianto quasi a livello degli apici dei denti adiacenti e con corono protesiche molto lunghe, esercitando forze sfavorevoli in osso di scarsa qualità come tipico di quello rigenerato. Ancora più complicato è in caso di atrofie sia in senso verticale che orizzontale dove ulteriore rigenerativa deve essere fatta, aggiungendo cosi ancora un’ incognita al successo della riabilitazione.

Anche in mandibola la riabilitazione fissa con in gravi atrofie in senso verticale ed orizzontale può’ essere trattata con rigenerative ossee con tecniche diverse. Principalmente viene utilizzato osso autologo data la scarsa capacità rigenerative dell’osso corticale presente in mandibola. Questo prevede 2 siti chirurgici con guarigione più lunga e possibili maggiori complicazioni. I risultati non sono sempre soddisfacenti ed i tempi della riabilitazione sono decisamente lunghi con un forte discomfort per il paziente. Dunque, sono stati introdotti impianti di tipo short, avendo però spesso una notevole disproporzioni tra la lunghezza della corona protesica e della fixture. Entrambe le soluzioni sono comunque non efficaci quando il nervo alveolare inferiore scorre quasi superficialmente alla cresta. In certi casi è stata descritta anche la tecnica di riposizionamento del nervo, anche se ormai è stata quasi completamente abbandonata a cause delle notevoli complicazioni e morbidità. Gli impianti subperiostali Eaglegrid invece presentano una soluzione individuale per ogni paziente. Permette nel mascellare superiore di ancorare l’impianto con viti di osteosintesi calibrate in osso denso, ovvero, nel processo zigomatico, pilastro canino e palato. Questi punti di ancoraggio sono particolarmente favorevoli perché non essendo osso alveolare non va incontro a riassorbimento ed inoltre osso di tipo D1 permette un ancoraggio ideale. In mandibola invece oltre a poter sfruttare osso corticale è possibile utilizzare la porzione di osso presente inferiormente al decorso del nervo. La possibilità di ancorare in osso denso e nativo gli impianti subperiostali con il protocollo Eagle Grid permette inoltre il caricamento immediato. Per i clinici questo diventa una vera e propria rivoluzione nella pianificazione dei casi di atrofie. La pianificazione dei casi avviene in digitale, consentendo di fare un progetto ideale alla riabilitazione del paziente seguendo sempre il progetto protesico finale. La fase chirurgica è composta da un singolo intervento. Il protocollo Eagle Grid inoltre prevede il caricamento immediato con corone in PMMA. La customizzazione dell’impianto sub periostale Eagle Grid, permette inoltre al clinico di decidere se utilizzare una protesi cementata su monconi monifasici oppure se preferisce una soluzione di tipo avvitata con I MUA (multi unit abutment). La riabilitazione protesica con corone definitive può avvenire già 4 mesi dopo l’intervento chirurgico. 

I casi qui presentati vogliono mostrare la riabilitazione in mandibola e un caso di un mascellare superiore con griglie Eagle Grid mini. Nel primo caso il paziente è stato riabilitato nel primo quadrante con un protocollo standard, con impianti post estrattivi dove possibile, innesti di osso con posizionamento implantare a guarigione, con ulteriore innesto. Mentre nel secondo quadrante è stata posizionato un impianto Eagle Grid subperiostale con caricamento immediato. In questo caso è possibile apprezzare la differenza fra i 2 protocolli nello stesso paziente. Nel questionare sulla soddisfazione del paziente post terapia, il risultato è che il paziente ripeterebbe la procedura con l’impianto subperiostale. 

Nel secondo caso invece viene presentata una paziente con riassorbimento osseo sia in senso verticale che orizzontale. In mandibola la rigenerativa risulta essere ancora più complicata che in mascella, con scarsa predicibilità e discomfort per il paziente. è stato deciso di risolvere il caso con un impianto Eagle Grid subperiostale. Come precedentemente descritto, il protocollo Eagle Grid prevede la progettazione dell’impianto a partire dal modello digitale e la sua produzione mediante SLR (Selective Laser Melting). La precisione del progetto e della struttura ha permesso di realizzare le corone provvisorie in PMMA, seguendo un workflow di tipo digital. Per tanto a seguito dell’intervento i provvisori sono stati posizionati ed a distanza di 4 mesi sostituiti con corono definitive.

L’utilizzo degli impianti subperiostali Eagle Grid è una vera rivoluzione in campo impiantare sia per il clinico che per i pazienti. Detto in altre parole, permette di trattare casi di atrofia ossea con un approccio graft less, protesicamente guidato, con predicibilità e permettendo il caricamento immediato, migliorando cosi la qualità della vita del paziente post intervento. 

 

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Marco Roy

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